Pubblichiamo la versione integrale del comunicato stampa in risposta ad una lettera anonima di un familiare inviata ad un quotidiano locale in data 18.04.2020.
Abbiamo potuto leggere con grande stupore e dispiacere una lettera a noi indirizzata, da parte di una “figlia di ospite del Gris” che riguardava da un lato una insufficiente mancanza di comunicazione da parte dell’Istituto Gris e una presunta scarsa igiene personale della congiunta ospitata.
Spiace che la signora abbia a dire queste cose prendendosela pubblicamente con i dipendenti dell’Istituto e menzionando addirittura gli assistenti sociali e le psicologhe. È pur vero che da qualche momento questo è un po’ “lo sport nazionale” e ovviamente anche noi non potevamo pensare di essere risparmiati. Lo abbiamo già detto più volte: il personale è fin da subito stato proiettato ad arginare questa terribile epidemia di Covid 19 e fin da subito si è provveduto a fornirlo di adeguati supporti materiali e logistici per lavorare al meglio. Poi la perfezione non è di questo mondo e ci possono essere stati dei momenti di stanchezza o qualche cosa che sfugge, ma non ci sembra proprio che gli operatori (anche quelli che abbiamo dovuto reclutare con grandissima difficoltà per far fronte alle malattie) si siano tirati indietro o possano essere annoverate tra persone senza esperienza. Tant’è che abbiamo potuto capire dal testo della lettera che la mamma è oggi guarita e viva.
Lo ripetiamo ancora una volta: il c.d. lockdown è stato essenziale per salvaguardare la struttura e se non l’avessimo fatto i risvolti nocivi sarebbero stati ben peggiori. Sul sito istituzionale dell’Ente abbiamo pubblicato il programma delle comunicazioni, graduato in zona verde e zona rossa (a seconda della presenza di malati e non) stabilendo anche un numero di assistenza psicologica e di approfondimento…! Abbiamo anche ribadito che il personale, sotto notevole sforzo, è prioritariamente applicato all’assistenza e alla cura delle persone ospiti in maniera da preservare le loro vite, nonostante la condizione di fragilità. C’è poi la nota pagina Facebook che contiene aggiornamenti e notizie sulla vita all’interno della struttura, benché in questo periodo di emergenza. Tutto compiuto spontaneamente dagli operatori: senza alcuno sprone.
Spiace dunque se qualche cosa, anche al di là del contenuto della lettera menzionata poc’anzi, possa essere stata non sempre all’altezza della situazione: si chiede a tutti un po’ di pazienza perché il momento è terribile ma l’impegno, lo possiamo assicurare, è il massimo per l’intera compagine di persone che lavorano al Gris. Che poi ci si lamenti di adempiere alla retta è un paradosso: come si pensa che l’Ente possa pagare gli stipendi o le derrate alimentari senza entrate? Come si pensa che si possa far fronte al surplus di spese per affrontare il Covid-19 e salvaguardare gli ospiti?
Da ultimo una notazione: abbiamo potuto leggere nella lettera di “silenzio e omertà sapendo che la trasparenza è l’elemento che mantiene e consolida un rapporto di fiducia”. Ribadiamo che non ci riconosciamo in questi atteggiamenti e che non animano i comportamenti di nessun dipendente dell’Istituto Gris. Ma ci è subito venuta in mente quella famosa “trave” dell’ancor più famosa parabola: rimprovero di silenzio e omertà da chi si nasconde dietro l’anonimato?