Comunicato stampa del 19_04_2020

Pubblichiamo la versione integrale del comunicato stampa in risposta ad una lettera anonima di un familiare inviata ad un quotidiano locale in data 18.04.2020.

Abbiamo potuto leggere con grande stupore e dispiacere una lettera a noi indirizzata, da parte di una “figlia di ospite del Gris” che riguardava da un lato una insufficiente mancanza di comunicazione da parte dell’Istituto Gris e una presunta scarsa igiene personale della congiunta ospitata.

Spiace che la signora abbia a dire queste cose prendendosela pubblicamente con i dipendenti dell’Istituto e menzionando addirittura gli assistenti sociali e le psicologhe. È pur vero che da qualche momento questo è un po’ “lo sport nazionale” e ovviamente anche noi non potevamo pensare di essere risparmiati. Lo abbiamo già detto più volte: il personale è fin da subito stato proiettato ad arginare questa terribile epidemia di Covid 19 e fin da subito si è provveduto a fornirlo di adeguati supporti materiali e logistici per lavorare al meglio. Poi la perfezione non è di questo mondo e ci possono essere stati dei momenti di stanchezza o qualche cosa che sfugge, ma non ci sembra proprio che gli operatori (anche quelli che abbiamo dovuto reclutare con grandissima difficoltà per far fronte alle malattie) si siano tirati indietro o possano essere annoverate tra persone senza esperienza. Tant’è che abbiamo potuto capire dal testo della lettera che la mamma è oggi guarita e viva.

Lo ripetiamo ancora una volta: il c.d. lockdown è stato essenziale per salvaguardare la struttura e se non l’avessimo fatto i risvolti nocivi sarebbero stati ben peggiori. Sul sito istituzionale dell’Ente abbiamo pubblicato il programma delle comunicazioni, graduato in zona verde e zona rossa (a seconda della presenza di malati e non) stabilendo anche un numero di assistenza psicologica e di approfondimento…! Abbiamo anche ribadito che il personale, sotto notevole sforzo, è prioritariamente applicato all’assistenza e alla cura delle persone ospiti in maniera da preservare le loro vite, nonostante la condizione di fragilità. C’è poi la nota pagina Facebook che contiene aggiornamenti e notizie sulla vita all’interno della struttura, benché in questo periodo di emergenza. Tutto compiuto spontaneamente dagli operatori: senza alcuno sprone.

Spiace dunque se qualche cosa, anche al di là del contenuto della lettera menzionata poc’anzi, possa essere stata non sempre all’altezza della situazione: si chiede a tutti un po’ di pazienza perché il momento è terribile ma l’impegno, lo possiamo assicurare, è il massimo per l’intera compagine di persone che lavorano al Gris. Che poi ci si lamenti di adempiere alla retta è un paradosso: come si pensa che l’Ente possa pagare gli stipendi o le derrate alimentari senza entrate? Come si pensa che si possa far fronte al surplus di spese per affrontare il Covid-19 e salvaguardare gli ospiti?

Da ultimo una notazione: abbiamo potuto leggere nella lettera di “silenzio e omertà sapendo che la trasparenza è l’elemento che mantiene e consolida un rapporto di fiducia”. Ribadiamo che non ci riconosciamo in questi atteggiamenti e che non animano i comportamenti di nessun dipendente dell’Istituto Gris. Ma ci è subito venuta in mente quella famosa “trave” dell’ancor più famosa parabola: rimprovero di silenzio e omertà da chi si nasconde dietro l’anonimato?

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